Le 24 · Lingua
24 parole greche che non si traducono
Ogni lingua tiene da parte qualche parola che le altre non sanno dire. Il greco ne ha una scorta insolita: ventiquattro voci che spiegano un paese meglio di qualsiasi manuale.
Ventiquattro vociα → ωAggiornato agosto 2026
Ventiquattro non è un numero scelto a caso. L'alfabeto greco ha ventiquattro lettere, per questo gli studiosi di Alessandria divisero l'Iliade e l'Odissea in ventiquattro canti ciascuna: una lettera per canto. Da qui in avanti, su questo sito si conta così.
Le parole che seguono non sono intraducibili nel senso pignolo del termine: un dizionario una traduzione la trova sempre. Sono intraducibili nel senso che conta, cioè che la traduzione lascia fuori il pezzo importante, di solito il pezzo che spiega perché quel popolo ha avuto bisogno proprio di quella parola.
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01α§
Φιλότιμο
filótimo — "amore dell'onore"
Il dovere non scritto di comportarsi bene con gli altri senza che nessuno lo chieda e senza aspettarsi niente in cambio. È la parola che i greci indicano quando devono spiegare se stessi.
«Δεν έχει φιλότιμο», non ha filotimo: una delle accuse più gravi che si possano rivolgere a qualcuno.
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02β§
Φιλοξενία
filoxenía — "amore per lo straniero"
Non ospitalità come servizio, ma obbligo sacro verso chi arriva: in Omero vincola anche i nemici e chi lo viola offende gli dèi prima degli uomini.
Il dolce che arriva senza averlo ordinato, alla fine del pasto, non è una strategia commerciale.
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03γ§
Κέφι
kéfi
L'allegria come stato che ti prende e va alimentato. Non si "ha" per carattere: si trova, ma in una serata può arrivare o non arrivare.
Senza kefi la festa non parte e nessuna musica riesce a salvarla.
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04δ§
Παρέα
paréa
Il gruppo di amici trattato come un'entità unica, con una sua identità e le sue regole. Non "i miei amici", ma «la» parea.
Si esce in parea, si mangia in parea. Mangiare da soli resta un piccolo fallimento sociale.
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05ε§
Καημός
kaimós
Un dolore che brucia e che si tiene caro: la tristezza di cui non ti vuoi liberare, perché è l'ultima cosa che ti resta di qualcosa. Metà del repertorio musicale greco abita qui.
Il kaimós si canta, non si cura.
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06ζ§
Μεράκι
meráki
Fare una cosa mettendoci una parte di sé, con una cura che nessuno ti pagherà e che quasi nessuno noterà.
Un muro intonacato con meraki si riconosce da lontano.
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07η§
Νόστος
nóstos — il ritorno
Il ritorno a casa: il tema dell'Odissea, e la prima metà di "nostalgia" — nóstos più álgos, il dolore del ritorno.
Ogni volta che diciamo nostalgia stiamo descrivendo Ulisse.
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08θ§
Ξενιτιά
xenitiá
La condizione di chi vive lontano dalla propria terra, intesa come sventura e non come avventura. Un paese che ha esportato milioni di persone ha una parola sola per dirlo.
Esiste un intero genere di canzoni della xenitiá.
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09ι§
Σιγά σιγά
sigá sigá — "piano piano"
Non pigrizia: una posizione sul tempo. Le cose arrivano quando arrivano, insistere non le fa arrivare prima.
È la risposta corretta a chiunque abbia fretta.
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10κ§
Στενοχώρια
stenochória — "spazio stretto"
L'angoscia, ma la parola dice letteralmente strettezza di spazio: la tristezza come mancanza di respiro.
Pochi termini che riguardano la mente sono così fisici.
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11λ§
Μοίρα
moíra — la porzione
Il destino come parte assegnata: la stessa parola delle tre Moire che filano, misurano e tagliano il filo della vita. Non è sfortuna, è la tua quota.
«Così era la moira» è una frase che chiude il discorso.
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12μ§
Ύβρις
hýbris
La tracotanza di chi oltrepassa la misura che gli spetta, che nella tragedia viene punita sempre. Greco antico, ma è ancora la chiave di lettura di mezza cronaca politica.
La punizione non arriva perché hai sbagliato: arriva perché hai esagerato.
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13ν§
Λεβεντιά
leventiá
Il portamento di chi è dritto, generoso e coraggioso senza ostentarlo: bellezza morale e fisica nella stessa parola.
Si dice di un uomo, di una danza e a volte di un albero.
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14ξ§
Μαγκιά
mangiá
La spavalderia del mángas, il ragazzo di strada del Pireo: furbizia, stile e un codice d'onore tutto suo. Ammirata e sospetta insieme.
Il rebetiko è la sua colonna sonora.
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15ο§
Καψούρα
kapsoúra — da "bruciare"
L'infatuazione che brucia: l'innamoramento come stato febbrile e passeggero, riconosciuto come categoria a sé stante.
Esiste perfino un aggettivo per le canzoni che la raccontano: kapsoúrika.
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16π§
Έρωτας
érotas, distinto da agápi
La passione, tenuta lessicalmente separata dall'amore che resta. Il greco distingue ciò che l'italiano ammucchia in una parola sola.
Due persone possono avere agápi senza érotas e la lingua permette di dirlo.
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17ρ§
Γλέντι
glénti
La festa fatta bene: musica dal vivo, tavolo lungo, ore che si perdono. Non un evento in calendario ma un risultato — richiede kefi e parea.
Si organizza una festa. Un glenti, al massimo, si spera.
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18σ§
Ψυχή μου
psychí mou — "anima mia"
Vocativo di uso quotidiano, dal tassista alla nonna, con lo stesso peso del nostro "caro".
Una lingua che chiama l'anima in causa per ordinare un caffè.
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19τ§
Ντροπή
dropí
La vergogna, ma con un peso sociale che l'italiano non ha: non ciò che senti, ciò che gli altri vedono.
«Ντροπή σου» è un rimprovero pubblico, non un'analisi interiore.
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20υ§
Βόλτα
vólta
La passeggiata serale senza destinazione, per vedere e farsi vedere. Un prestito dall'italiano restituito trasformato in rito civile.
Nel greco moderno la volta non ha niente a che vedere con il numero delle volte.
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21φ§
Παλικάρι
palikári
Il giovane valoroso: coraggio, lealtà e un tocco di incoscienza. Si usa con affetto anche verso un adulto che si è comportato come si deve.
Un complimento che assegna un ruolo, non una qualità.
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22χ§
Ρεμπέτικο
rebétiko
Il blues greco dei porti e delle prigioni, nato nei quartieri dei profughi dell'Asia Minore: un genere musicale che è anche un modo di stare al mondo.
Chi lo canta non sta facendo folklore: sta citando una biografia collettiva.
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23ψ§
Πονηριά
poniriá
L'astuzia: condannata a parole e ammirata nei fatti. Saper aggirare la regola è un talento riconosciuto che ha un antenato illustre.
Il primo a esercitarla, in ordine di tempo, si chiamava Odisseo.
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24ω§
Αέρας
aéras — "aria"
«Ha aria»: la presenza di chi entra in una stanza e la stanza se ne accorge. Non carisma da manuale, qualcosa di più fisico.
E con l'omega, l'ultima lettera, la lista si chiude: dall'alfa all'omega, ventiquattro.
ω
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